28.02.2012

LA CONCLUSIONE DEL CORSO

A ogni corso mi convinco sempre di più quanto la parola corso sia vaga. Ma insistiamo a utilizzarla (certo, sempre con cautela) perché, come dice il linguista Kees Von Deemter nella bellissima intervista “L’elogio della vaghezza”, rilasciata alla rivista Internazionale poco tempo fa, alcuni concetti sono fondamentalmente vaghi, imprecisi, ma strettamente legati ai singoli contesti.

Dunque, eccomi qua a raccontarvi del nostro ultimo – singolare – corso di formazione per operatori, svolto all’ inizio di febbraio nel contesto delle attività PQG presso il Museo del Giocattolo di Milano.

Il gruppo di partecipanti era idealmente eterogeneo: esperienze diverse, formazioni diverse ma con grande empatia di pensieri e prospettive educative. Questo ha reso possibile impostare belle discussioni e attività “interattive”.

Il corso, essendo stato creato in forma di laboratorio/gioco, si è svolto agevolmente, sia riguardo alla teoria che alla pratica. I partecipanti hanno potuto riflettere e sperimentare situazioni comuni durante i laboratori con i bambini – dalla preparazione ai risultati -, avvicinarsi alla manipolazione dei materiali, conoscere le fondamenta teoriche della metodologia che PQG svolge da oltre 10 anni.

Alla fine del (per)corso, posso dire, senza rischiare di essere presuntuosa, che i nostri obbiettivi sono stati ampiamente raggiunti. Sono sicura che tutti, oltre che ad avere più informazioni su tecniche e processi specifici, sono usciti dal corso più “adulti atipici” (William Corsaro) che mai, più “sperimentatori”, meno didattici, più aperti all’inaspettato (come dice il libero pensatore francese Edgard Morin, bisogna sempre saper “aspettare l’inaspettato”).

A voi le foto.

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