24.09.2011

FINCHE’ C’E’ UN’IDEA C’E’ SPERANZA

Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato è osservare come i flussi dei pensieri individuali e delle conoscenze collettive sembrino seguire un disegno e una evoluzione che va al di là del controllo dell’uomo.

Spesso mi chiedo come si forma un’ idea, come arriva un’ispirazione, che cos’è davvero l’intuizione e se tutti questi talenti possono essere coltivati con un’adeguata formazione da sistemi esterni organizzati.. certo la risposta non è facile ma mi porta a riflettere su alcuni temi centrali per il nostro lavoro: cosa significa formare, educare bambini e adulti a idee e saperi non ancora condivisi?

Penso che la formazione sia uno straordinario strumento per promuovere un cambiamento, la formazione è un processo di costruzione del sapere, cioè attraverso lo scambio delle narrazioni di ciascuno si crea una narrazione collettiva diversa. Quindi di sicuro non ci si può formare da soli ma solo insieme agli altri.

Siamo abituati con le nostre scuole a considerare l’educazione come un sapere unidirezionale, un’istruzione che ci viene data attraverso concetti, regole e idee di altri.

Se invece consideriamo l’educazione come costruzione ecco che immediatamente crolla l’approccio canonico, e la dimensione affettiva diventa determinante, una relazionalità tra gli individui che possa toccare sia la mente che il cuore, la dimensione della consapevolezza ma anche quella emotiva. Il cambiamento avviene quando viviamo esperienze significative che sanno parlare alla parte più profonda di noi stessi, arricchendo le possibilità di azione, amplificando il pensiero collettivo e nutrendo uno slancio positivo di evoluzione.

Il metodo con cui fare questo diventa determinante. La partecipazione deve essere promossa, le reti, le relazioni che coinvolgono i diversi gruppi sociali come scuole e famiglie devono essere messe al centro dell’azione. In questo modo ognuno può sentirsi costruttore oltre che della propria esperienza anche di un progetto comune. Non  c’è un sapere che vale per tutti ma solo un processo che è in continuo svolgimento man mano che le relazioni vanno avanti.

Non bisogna mai rinunciare però all’idea dell’abbandono di preconcetti in noi ben radicati e confezionati, ma sviluppare il senso critico e l’autoriflessione. La capacità di rimettere in discussione le cose che facciamo deve essere il nuovo centro vitale del modo in cui fare formazione… se non c’è questa propensione il rischio diventa quello di frenare un processo che invece può essere solo fatto di ricerca continua.

1 COMMENTO

  1. Cintia SCRIVE:

    Trane tante belle idee che ho letto e studiato, riscrivo qui una frase del libro “In dialogo con Reggio Emilia -ascoltare,ricercare e apprendere”, di Carla Rinaldi: “Il dialogo riveste un’importanza assoluta.é un’idea di dialogo non come scambio, ma come processo di trasformazione dove si perde del tutto la possibilità di controllare il risultato finale.”

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